Weekly Analysis: 22/2007
Americhe: la nomina del nuovo presidente della Banca Mondiale - Senegal: la BIS allarga lo spazio di manovra in Africa - Sud-Est Asiatico: la possibile decongestione dello stretto di malacca - Islanda: cambia rotta la politica del Paese con il rimpasto del governo - Libano: il Consiglio di Sicurezza approva la creazione del Tribunale speciale
Equilibri.net (04 giugno 2007)
Americhe: la nomina del nuovo presidente della Banca Mondiale
Dopo la rielezione del presidente Bush, Zoellick è stato nominato vicesegretario di Stato e ha curato personalmente il riavvicinamento dei rapporti tra l’amministrazione americana e alcuni partner europei che si erano schierati contro la decisione statunitense riguardante l’inizio delle operazioni militari in Iraq. I più critici riguardo alla scelta di Bush di nominare Zoellick alla guida dell'organizzazione finanziaria internazionale, hanno fatto notare che la sua carriera non è segnata solo da successi come la Casa Bianca ha voluto sottolineare nei comunicati di presentazione della nomina. Zoellick ha fatto parte dell’advisory board della Enron, il colosso industriale statunitense al centro di uno dei peggiori scandali finanziari di tutti i tempi, e che sia stato insieme con Wolfowitz e Rumsfeld uno dei cofirmatari di una lettera inviata all’ex presidente Clinton in cui si invitava l’amministrazione a non risparmiare nessuno sforzo diplomatico, politico e militare per rimuovere Saddam Hussein. Alcune fonti interne alla Banca Mondiale vedono nell’avvicendamento tra Wolfowitz e Zoellick la volontà dall’amministrazione Bush di non operare reali cambiamenti nella direzione dell’istituzione internazionale creata con gli accordi di Bretton Woods.
Simone Comi
Senegal: la BIS allarga lo spazio di manovra in Africa
Alessio Fabbiano
Sud-Est Asiatico: la possibile decongestione dello stretto di malacca
Le problematiche legate a questo stretto passaggio, largo appena tre chilometri nella sua parte più stretta vicino a Singapore, sono vistosamente cresciute negli ultimi anni. Dal punto di vista della logistica, esso appare sempre meno adeguato a sostenere il transito di volumi petroliferi, costantemente crescenti per effetto del rapido aumento della domanda cinese. Per quanto attiene alla sicurezza, da più parti si constata il rischio geopolitico ed economico comportato da una chiusura inaspettata dello Stretto. Inoltre sono frequenti gli assalti della criminalità organizzata alle imbarcazioni al fine di saccheggiarne il carico.Da queste considerazioni nasce la necessità di diversificare una rotta marittima per molteplici motivi oramai insufficiente. A questo scopo un consorzio formato da compagnie provenienti da Indonesia, Malaysia ed Arabia Saudita ha formalizzato un contratto per la costruzione di un oleodotto approssimativamente lungo 300 chilometri. Il progetto dovrebbe essere completato in un arco temporale di 7 anni ed estendersi sulla penisola della Malaysia, la quale costituisce la sponda settentrionale dello Stretto di Malacca.
Una volta terminato, l’oleodotto dovrebbe alleggerire di un terzo il traffico che ora affolla il passaggio obbligato per il petrolio proveniente dal Medio Oriente e diretto in Asia. Le conseguenze potrebbero essere particolarmente vantaggiose per alcuni paesi, come la Cina e il Giappone, i quali vedrebbero facilitate le operazioni relative all’approvvigionamento di combustibili fossili.
Michele Tempera
Islanda: cambia rotta la politica del Paese con il rimpasto del governo
Nella dichiarazione del Governo sulle priorità della sua azione appaiono forti i riferimenti socialdemocratici all’uguaglianza sociale, alla salute, alla scuola; ma anche all’immigrazione, all’Unione Europea e all’ambiente. Proprio su quest’ultimo punto il governo dichiara di voler redigere un piano ecologico, entro la fine del 2009, che combatta le emissioni di gas nocivi, conservi le aree protette e rispetti i valori delle temperature geotermiche del territorio. Fino a quel momento tutte le iniziative che potrebbero intaccare la natura richiedono un permesso parlamentare. La disputa sul progetto delle fonderie Fjardaal del gruppo ALCOA sembra vinta dai Socialdemocratici. Gli studi di fattibilità già fatti con il precedente governo di Haarde vanno rivisti e l’inizio dei lavori è rinviato.
Rilevante sarà capire gli orientamenti in politica estera, considerando che Ingibjörg Sólrún Gísladóttir, leader dei Socialdemocratici, è divenuta Ministro degli Affari Esteri. Al contrario del PI, il suo partito si è pronunciato a favore di una futura entrata nell’Unione Europea e ciò potrebbe ribaltare la posizione pro-USA della vecchia legislatura di Haarde. L’unico rischio per il Paese è che il rimpasto del governo, in bilico tra le priorità di centrodestra e centrosinistra, potrebbe frenare la crescita di questi anni.
Gianfranco Brusaporci
Libano: il Consiglio di Sicurezza approva la creazione del Tribunale speciale
La creazione di un tribunale misto (composto sia da giudici libanesi sia da giudici di altri paesi) ha costituito un argomento di intenso dibattito politico negli ultimi mesi. Una crescente polarizzazione ha visto contrapporsi la coalizione del 14 Marzo e il governo di Foaud Siniora, da un lato, e le forze di opposizione (sostenute più o meno esplicitamente dal presidente del parlamento Nabih Berri e dal presidente uscente della repubblica Émile Lahoud), dall’altro. Proprio la situazione di stallo avrebbe spinto il Consiglio di Sicurezza (e, in particolare, Francia e Stati Uniti) a scavalcare le dinamiche politiche e istituzionali libanesi e a votare, in base al capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, l’istituzione di un tribunale penale internazionale. Il parlamento libanese ha tempo fino al 10 Giugno per gli adempimenti necessari alla ratifica della risoluzione.
La notizia è stata accolta con grande enfasi dagli esponenti della coalizione del 14 Marzo, mentre Hezbollah ha rilasciato una dichiarazione molto dura, in cui ha dichiarato la risoluzione “illegale”, “una aggressione negli affari interni” libanesi e una violazione dei principi della carta dell’ONU. Appare difficile prevedere che si possa giungere a una riconciliazione delle posizioni tra i differenti gruppi, tanto più che la situazione rimane molto tesa perché lo scontro tra esercito libanese e fazioni radicali palestinesi rischia di estendersi dal campo di Nahr al-Bared a quello di Ain al-Hilweh. La Siria potrebbe poi ribadire la sua posizione di rifiuto di far giudicare propri cittadini da un tribunale internazionale. Rimane aperto il problema della implementazione delle decisioni della corte, in particolare per ciò che riguarda la possibile irrogazione di sanzioni penali.
Francesco Mazzucotelli



